Un po’ di me

Dotata di tanti anelli al pari di una sequoia centenaria, Debora Montoli è sprezzante del pericolo grazie alla sua prima Panda di ottava mano acquistata agli albori degli anni duemila. È segretamente sposata da tanti anni con Eric Clapton e nessuno lo sa, nemmeno lui. Ha la voce di un pulcino bagnato dopo che, in un giorno di pioggia, è andato a sbattere contro Andrea, Giuliano e Licia per caso e poi, finita la pioggia,… e niente, la voce pio pio le è rimasta. Sogna di andare in mongolfiera per ritrovarsi in una cesta di vimini pronta a fare il giro del mondo insieme a quel pezzo di gentiluomo di Phileas Fogg, così galante da far impallidire il Signor Darcy! Il viaggio finirebbe senza dubbio in Alaska perché le piacciono i posti caldi, solari e affollati!

Da piccola organizzavo tutto

Ero quella che leggeva le istruzioni prima di aprire un gioco in scatola e che segnava la combinazione dei colori per poterli rifare in un secondo momento.

Da ragazzina ero l’incubo del signore dell’edicola

Se c’era un settimanale o mensile vagamente nerd doveva essere mio, ma essendo perennemente senza soldi… spesso guardavo e basta. Quando sono arrivati i primi CD in omaggio con le riviste, insieme alle paghette della nonna, andavo a casa e smanettavo sul nostro primo baraccone che i miei genitori si ostinavano a chiamare computer.

Da grande sono riuscita a organizzare il mio lato nerd per aiutare le persone a lavorare meglio

Durante la scuola, alla fine degli anni ’90, ho affrontato il mio primissimo lavoro di cameriera in una pizzeria di Legnano. Ero così magra da non riuscire ad aprire gli sportelli del bancone ed ero così timida da tremare a ogni ordinazione. Questa faticaccia emotiva mi ha permesso di finanziare prima la patente e, l’anno successivo, l’acquisto della mia prima macchina: una fantastica Fiat Panda, bianca, targata Gorizia e subito ribattezzata “Panda Go!”. Era così vecchia e talmente usata da avere i passaggi di proprietà più lunghi delle Pagine Gialle.

A 19 anni ho trovato il primo lavoro in ufficio grazie alla scuola, per continuare in seguito il percorso in piccole agenzie grafiche occupandomi delle mansioni principali insieme ad altre mille attività, come spesso accade nelle piccole realtà aziendali.

Ho fatto dei viaggi che mi hanno aperto la mente grazie alle esperienze vissute, togliendomi di dosso quella specie di ego che si prova quando non si va oltre i propri confini.

Successivamente, sono passata a grandi realtà aziendali del settore editoriale vivendo situazioni di stress che mi hanno formata. Ho conosciuto persone stupende e, nel corso degli anni, ho formato a mia volta persone nuove arrivate in azienda.

Dare quello che si ha avuto è una delle cose più belle al mondo.

Dal 2016 ho costruito la mia attività, il mio piccolo grande progetto che amo in un modo incredibile, il mio Ikigai. Adoro i miei clienti e come disse qualcuno: «Fai in modo di lavorare per persone che quando chiamano ti facciano spuntare un sorriso», e sono felice di dire che ci sto riuscendo.

Ho imparato tanto dal web e per me la rete è fatta di tanti puntini collegati chiamati vita. Se adesso sono pronta a collaborare da remoto è grazie alle esperienze che ho vissuto e alle dinamiche aziendali con le quali ho avuto a che fare come dipendente.

Mi sentirai spesso parlare di organizzazione del lavoro e di gestione del tempo. Il primo ingrediente fondamentale che fa funzionare organizzazione e tempo riguarda la capacità di decidere dove mettere la propria energia. Per evitare perdite di tempo e sprechi di energia, sappi che non amo lavorare con chi si lamenta di tutto e di tutti, con chi cerca sempre qualcuno da incolpare, con chi mette sempre alla prova gli altri sentendosi superiore, con chi vive mettendo etichette alle persone e con chi è sempre arrabbiato o arrabbiata. Se fai parte di queste categorie, lasciamo stare, non andremo d’accordo.

Quando non lavoro cerco di leggere il più possibile, sogno di visitare l’Alaska, di andare in mongolfiera e di vivere in campagna. Amo la fotografia, i momenti della tisana, camminare e camminare e camminare, Tiziano Terzani, la montagna, il mare d’inverno, la calligrafia, Modigliani, Eric Clapton, Alda Merini, Alfons Mucha, Elliott Erwitt, i cani, il rugby, i mercati, le cascine, i borghi, il foglio bianco.

A ottobre 2021 è uscito il mio libro L’arte di organizzare la scrittura online – tecniche, esercizi e strumenti per la struttura dei testi. Organizzare la parola scritta – prima dell’atto di scrivere – aiuta a lavorare meglio, in ogni settore.

E nel 2024 ho pubblicato il mio secondo libro, Organizza lo smartphone, che contiene riflessioni e suggerimenti per un uso più consapevole e intenzionale del tuo telefono.

Come sono arrivata a fare (e ad amare) ciò che faccio

Sono molto legata al concetto di organizzazione personale e credo fermamente che, prima di aiutare altre persone, sia essenziale sapere come aiutare sé stesse o sé stessi. È stato così per me e questa convinzione si è rafforzata quando ho riconosciuto l’organizzazione come un salvagente e una guida fondamentale nel mio lavoro.

Nel 2016, quando ho avviato la mia attività, ignoravo completamente l’esistenza del settore del professional organizing. Immersa fino al collo in quella che credevo fosse la libertà concessa dalla partita IVA, sentivo il peso delle decisioni da prendere, delle infinite possibilità bloccanti, dell’incertezza del futuro. L’ingrediente che mancava all’appello era proprio l’organizzazione, quell’elemento che, a bocce ferme, permette di guardarti dentro per agire in armonia con chi sei e cosa fai.

Nel tempo, grazie alle nozioni apprese da corsi, libri e video, ho iniziato a condividere spunti e informazioni che ritenevo più significativi e rilevanti. In fondo, non potevo certo essere l’unica a sentire la mancanza dell’ingrediente chiamato organizzazione. Si è così aperto un nuovo mondo: persone che mi contattavano identificandosi nei temi trattati, che mettevano in pratica nuove soluzioni e che cercavano di sistemare, poco a poco, il proprio modo di lavorare. È stato sorprendente vedere come la semplice condivisione delle mie scoperte, difficoltà e prove potesse essere di aiuto anche per altre persone, non solo per me stessa.

Erano gli anni in cui seguivo da spettatrice il sito di APOI e le iniziative proposte, fino a quando mi sono fatta coraggio e ho deciso di compilare il modulo per informarmi su come diventare Professional Organizer a tutti gli effetti, una professione a forma di salvagente che aiuta le persone a lavorare meglio. Con quell’ingrediente in più che ti supporta, anche quando la vita mescola le carte o ti dà un +4 come a Uno.

debora montoli