Debora | 25 Giugno 2020 | interviste

Come non farsi condizionare troppo dai numeri – la storia di Nunzia Patruno

I numeri sono il problema della vita.

Il 23 febbraio 2019 alle 17.18 ricevo una delle più belle email mai scritte. Era una storia, una storia di vita che racchiudeva questo messaggio:

“Sono fortemente convinta che non è mai troppo tardi per cambiare strada o per ricominciare da capo. I cambiamenti e le trasformazioni spesso sono necessari e costruttivi e non si finisce mai di imparare. L’età non deve essere un limite se la testa viaggia.”

Sono parole di Nunzia Patruno che, nel raccontarsi, mi chiedeva informazioni su come intraprendere la professione di assistente virtuale.

Da lì in poi, non ci siamo perse di vista.

Ma andiamo per gradi.

Ben presto mi sono resa conto di non essere io quella che poteva permettersi di insegnare qualcosa a qualcuno. Era lei che poteva e può farlo!

Credo con tutta me stessa che Nunzia possa essere di esempio per tante persone, soprattutto per tante donne che si bloccano spaventate dai numeri.

Dai numeri presenti sulla carta d’identità, dai numeri che gli altri ti dicono che devi raggiungere, dai numeri che sono chiesti e pretesi in ogni ambito.

Se si riuscisse a togliere l’attenzione dal problema numerico, limiti e ostacoli non sarebbero così presenti.

Nunzia ha fatto tantissime cose nel corso degli anni. È mamma di due figli stupendi, è buddista, ama la natura e gli animali, fa trekking, pratica yoga, scia, legge, viaggia. Ma soprattutto continua a mettersi in discussione e… ha sessant’anni.

“Ma come, Debora, dici che i numeri non contano e scrivi l’età di Nunzia?”

Sì, proprio perché credo fermamente che se Nunzia si fosse fermata al mero dato numerico, non mi avrebbe scritto per cercare alternative a qualcosa che non le apparteneva più.

Ma è inutile che sia io a raccontare Nunzia, eccola qui con le sue risposte.

1. Quando i tuoi figli erano piccoli ti sei dedicata esclusivamente a loro, com’è stato rientrare nel mercato del lavoro? Come sei riuscita a bilanciare lavoro e vita privata?

Quando è nato Gabriele, il mio primo figlio, lavoravo a Milano nel mondo del teatro, mi occupavo di ufficio stampa e di redazione dei libretti degli spettacoli.

Tre anni dopo è arrivata Giulia quando ero da poco tornata a vivere in Toscana con la famiglia. E lì ho mollato e mi sono dedicata quasi esclusivamente a loro. Circa 10 anni di inattività, finché la vita, dispettosa, ti mescola un po’ tanto le carte in tavola e ti fa dire: “e mo’ che faccio?”.

Ho cominciato a formarmi e sono rientrata nel mondo del lavoro. I ragazzi erano grandini fortunatamente (14 e 11 anni), ma li ho dovuti innanzitutto abituare all’idea che la mamma non sarebbe stata più tutta per loro.

Ho sempre fatto leva sul dialogo, ho sempre coinvolto i miei figli in tutto e per tutto, chiedendo anche la loro collaborazione quando era necessario, tipo dare una mano in casa per cucinare o sbrigare altre piccole mansioni per aiutarmi a velocizzare i tempi. E così è iniziata una nuova fase della mia vita, divisa tra il lavoro e la gestione famigliare, bilanciata e organizzata grazie a due nuove parole d’ordine: collaborazione e responsabilizzazione.

2. Che consigli hai dato ai tuoi figli quando hanno iniziato a lavorare o a seguire le loro passioni?

Ho sempre incentivato i miei figli fin da piccoli a coltivare le proprie passioni, perché la cosa più bella in assoluto è vivere e guadagnare facendo qualcosa che ti piace e divertendoti anche magari.

E infatti li ho sempre lasciati liberi di scegliere e di decidere, consigliandoli, certo, ma sempre tenendo ben presente quelle che vedevo essere le loro propensioni, quello per cui erano portati.

Tant’è che sono diversissimi: a 19 anni erano tutti e due fuori di casa, ma lui, sognatore e artista, a Roma in Accademia D’Arte Drammatica a inseguire il sogno della recitazione, e lei, più razionale e matematica, a Milano a studiare ingegneria al Politecnico.

3. Quali sono state le maggiori sfide professionali che hai vissuto nel corso degli anni?

La sfida in assoluto più grande è stata quella di mettermi al passo con i tempi, allinearmi ai cambiamenti epocali che ho visto e vissuto.

Ho iniziato a lavorare negli anni ’80 dopo la laurea. Internet si stava affacciando al mondo ed era ancora uno sconosciuto – ricordo che il primo collegamento dall’Italia fu fatto proprio dal CNUCE di Pisa, la mia città universitaria, il 30 aprile 1986 – e ho composto la mia tesi di laurea battendola tutta a mano sui tasti di una vecchia macchina da scrivere perché non possedevo un computer! Roba d’altri tempi!

Quando mi sono rimessa in gioco ho faticato non poco a studiare e ad entrare in tutti i nuovi meccanismi del mondo del lavoro. Era un mondo completamente diverso da quello che conoscevo e la mia “digitalizzazione”, se così si può chiamare, è stata davvero una bella sfida.

4. E i momenti più belli sempre legati al lavoro?

Il riscontro degli altri. I feedback positivi che man mano avevo e che ho tuttora.

Quando lavoravo nella formazione, tra le tante cose mi sono occupata anche di ragazzi in dispersione scolastica. Ragazzi con problematiche varie e spesso con famiglie disastrate alle spalle. Sono riuscita a “tenere” l’aula, ad entrare in empatia con molti di loro tanto che ancora adesso ci sono delle ragazze che mi messaggiano e mi vogliono rivedere, dimostrando un affetto non scontato.

In particolare, voglio ricordare un episodio di tanti anni fa, quando una di queste ragazze borderline chiamò me, in un pomeriggio di primavera, perché si trovava da sola nel bosco vicino a casa sua con pensieri negativi. Ovviamente l’ho rassicurata e tranquillizzata e poi sono corsa a prenderla e a riportarla a casa, con grande gioia e soddisfazione!

5. Quali consigli ti senti di dare alle donne che si trovano in difficoltà da un punto di vista professionale?

Non abbiate paura! La paura è un sentimento sano di difesa perché ci mette in guardia contro i pericoli, ma può essere anche un ostacolo forte, un impedimento. E poi agite, imparate e dialogate.

Siete in difficoltà? Partite da voi stesse. Cosa sapete fare? Come lo sapete fare? Cosa vi caratterizza? Quali sono le vostre competenze tecniche e quali quelle trasversali? Da qui cominciate a lavorare su voi stesse e poi studiate il mercato, guardate cosa viene richiesto e, dove non arrivate, formatevi. Ma soprattutto, faccio mia una bellissima frase che ho sentito dire da Luca Mazzucchelli in un’intervista: trasformate la SFIGA in SFIDA!

Che tradotto suona: ogni evento negativo racchiude in sé qualcosa di positivo, sempre. Sappiate coglierlo!

6. Cosa ti motiva maggiormente?

La voglia di andare avanti e di non arrendermi, MAI. Di essere un esempio per i miei figli e, appunto, per tante donne che si trovano in difficoltà, come mi sono trovata io.

7. Hai a disposizione un solo desiderio da dedicare alle donne che sono in crisi con il lavoro. Cosa chiederesti al genio della lampada?

Ahahah! La fortuna di incontrare sul proprio cammino una Debora Montoli, come ho avuto io.

8. Quali quattro aggettivi useresti per descriverti?

1. Instancabile. [Non mi fermo mai, ho ancora 4 occupazioni diverse, la mia giornata inizia alle 6 del mattino e finisce il più delle volte a mezzanotte. Gli amici mi chiamano “super Nunzia”].
2. Affidabile. [Questo è un valore per me essenziale e imprescindibile, insieme alla professionalità. Chi si affida a me sa che si è messo in buone mani, che sono una persona seria e di massima fiducia.]
3. Positiva. [Credo che ogni ostacolo si possa trasformare in una opportunità, e non è mai troppo tardi!]
4. Fortunata. [Ho vissuto tante vite e da ognuna ho ricavato qualcosa di buono, ho dato tanto ma ho ricevuto anche tanto.]

Le belle persone non vanno perse.

Mettiti in contatto con Nunzia, porterà tantissima energia positiva nella tua vita:
https://www.linkedin.com/in/nunzia-patruno-1533bb86/

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