Debora | 25 Gennaio 2020 | produttività

Di lumache, di lentezza e di gestione del tempo

Come un mattoncino mi ha aiutato a riflettere sul passato, sul presente e sul futuro.

 

Prendi i Lego, ritagliati quattro ore, chiudi gli occhi e… impara a conoscerti.

Oggi ho partecipato al workshop Lego® Serious Play® che mi ha permesso di riflettere su molte cose. “Giocando” ho avuto la possibilità di capire dove voglio andare e come.

Ma partiamo dall’inizio: di cosa si tratta?

LSP (Lego® Serious Play®) è un metodo messo in atto grazie all’uso delle costruzioni Lego e che si basa sullo sviluppo del pensiero, sulla comunicazione e sulla risoluzione di problemi complessi, in ambito aziendale ma non solo.

Sì, proprio loro! I mattoncini colorati aiutano a favorire il pensiero creativo riuscendo, attraverso metafore, a mettere in luce aspetti importanti su sé stessi e sulle situazioni da affrontare.

È proprio un “gioco serio”, un workshop esperienziale che coinvolge totalmente i partecipanti.

In poche parole: partire dalle mani costruendo il collegamento con il pensiero!

I relatori, Chiara Motti e Andrea Confalonieri, ci hanno fatto vivere quattro ore di totale riflessione interiore permettendoci di arrivare a significati e concetti molto importanti.

A cosa potrebbe servire questo metodo?

Ecco alcune idee spiegate in modo dettagliato sulla pagina degli organizzatori:

  • agevolare le dinamiche di team
  • individuare e risolvere problemi organizzativi e/o di processo
  • gestire un passaggio generazionale aziendale
  • facilitare l’introduzione di nuovi processi organizzativi
  • prendere decisioni a qualsiasi livello, assicurando la partecipazione di tutti

Devo dire che LSP non è di aiuto solo ai team, ma lavora benissimo anche sulla individualità. Soprattutto per chi pensa troppo come me, lasciare che siano le mani a costruire e a decidere è una grande liberazione.

Attraverso degli esercizi guidati, ho avuto la possibilità di capire molte cose di me, alcune erano già di mia conoscenza mentre altre mi hanno davvero sorpreso. Mi sono messa letteralmente in gioco!

Sono riuscita a mettere a fuoco maggiormente il perché faccio quello che faccio e soprattutto dove voglio andare. E, cosa che non pensavo, mi ha permesso di riflettere ancora di più su un argomento a me caro che è quello legato alla gestione del tempo.

E qui veniamo alle lumache…

No, non sono impazzita, seguimi in questo percorso.

Tra le varie figure da costruire, sono partita da una semplice lumaca. In pochi pezzi, ho realizzato il mio piccolo “capolavoro”.

Ho scelto la lumaca per la sua lentezza e per essere in grado di non mollare mai la sua scia portandosi dietro ciò che conta per lei. Solo l’essenziale.

La lumaca non cerca di gestire diversamente il tempo o di averne di più. Sa di essere lenta, prende atto del tempo che ha a disposizione e cerca di sfruttarlo per arrivare all’insalata più fresca o all’ombra di un cespuglio. Si riposa e riparte. Obiettivo, consapevolezza e metodo.

Cerca di gestire sé stessa, non il tempo.

E questa cosa mi ha fatto davvero riflettere, perché molte persone, e mi ci metto dentro anch’io, cercano di migliorare la gestione del tempo spostando la responsabilità all’esterno. Come se la colpa fosse dell’orologio, non nostra.

“Non ho abbastanza tempo”, “non riesco perché non ho spazio”, “mi servirebbero più ore”…

Ma il tempo è sempre quello. Ciò che conta è migliorare la gestione di noi stessi, non del tempo.

Imparare a gestire sé stessi è molto più difficile rispetto a riempiersi di parole inglesi come time management che fanno molto figo ma poco aiutano.

Anche perché il tempo non è l’unica risorsa importante e limitata. Come abbiamo visto su Telegram, pur avendo tutto il tempo del mondo a disposizione, se non abbiamo il giusto livello di energia e attenzione non riusciremo a ottenere troppi risultati.

Con la teoria siamo bravissimi e potrei concludere questo articolo parlandoti delle regole d’oro per gestire il tempo come, ad esempio, evitare il multitasking, eliminare le distrazioni o fare le giuste pause.

Ma è qui che viene la parte difficile.

Queste regole ci aiutano davvero a gestire noi stessi?

Sappiamo tutti quanto sia dannoso il multitasking, ma quanti di noi riescono davvero a concentrarsi su una sola cosa alla volta e per un arco di tempo considerevole? Quanti riescono davvero a evitare le continue distrazioni?

Come fare allora?

Per gestire noi stessi dobbiamo necessariamente conoscerci bene

Saresti in grado di correggere o di migliorare qualcosa senza sapere esattamente di cosa si tratta o come è fatta?

Questa mattina sono riuscita a darmi delle risposte grazie ai Lego, grazie alle metafore create e alla possibilità di parlarne di fronte ad altre persone affrontando i vari aspetti da diversi punti di vista.

Vedere davanti a me il mio passato, il presente e il futuro che vorrei, rappresentato da dei mattoncini, mi ha permesso di capire come voglio gestire me stessa per vivere il tempo che ho a disposizione, non di più e non di meno.

Si parte dalla persona per arrivare al tempo, non il contrario. Ed ecco perché esercizi di questo tipo fanno bene.

Ma perché è così importante migliorare la conoscenza di sé stessi?

1. Per definire meglio gli obiettivi.
2. Per essere più consapevoli.
3. Per studiare un metodo che aiuti a unire i puntini.

Ti sembrano cose già viste?

Di nuovo: obiettivo, consapevolezza e metodo.

Proprio come la lumaca.

 

lego serious play

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Autore: Debora Montoli – L’organizzatrice nerd che legge le istruzioni per te e migliora il tuo lavoro.