Debora | 15 luglio 2017 | assistente virtuale

I primi sei mesi di assistenza virtuale

Come le esperienze degli anni precedenti hanno fatto in modo di mettermi sulla strada giusta

Proprio in questi giorni stavo pensando che sono passati sei mesi da quando ho avviato la mia attività di assistenza virtuale. Che immersione totale, non mi sentivo così motivata e attiva veramente da tanto tempo. È proprio bello dedicarsi interamente a un’idea, un progetto, un sogno. Sono sensazioni difficili da spiegare.

Se mi guardo indietro rivedo i miei sogni, le aspirazioni e la voglia di fare esperienze. Risate, belle persone, divertimento. Le porte in faccia, i veleni, le cattiverie.

Rivedo vita, percorsi, strade.

A volte mi capita di pensare a come mai non abbia intrapreso prima questo percorso, ma guardandomi indietro posso dire con certezza che tutte le esperienze che ho passato, belle e brutte, hanno fatto in modo che io, proprio adesso, sia pronta ad aiutare altri professionisti o imprenditori nella gestione della loro attività.

Stavo pensando a cosa esattamente abbia contribuito alla scelta dei vari tasselli. Tra i diversi lavori, i mille colloqui, i curriculum stampati e francobollati, le mail e le telefonate, c’è stata una esperienza in particolare, o meglio dire una non-esperienza, che mi ha formato molto.

Era il 2005 e un po’ per sognare e un po’ per provarci ho inviato la mia candidatura alla Sergio Bonelli Editore, uno dei miei miti del tempo e di oggi.
Il mio cv era molto leggero, lavoravo da sette anni in aziende di piccole dimensioni e per una casa editrice non avevo certo le qualità più desiderate. Quando vidi la lettera firmata a penna blu e che iniziava con un “Cara Debora” rimasi veramente incantata. Mai stata più felice di aver ricevuto un rifiuto pur sapendo che non era certo stato lui in persona a scrivere e a firmare la lettera, ma nella mia testa il sogno che mi ero creata era bellissimo e mi ha dato una carica incredibile per continuare la ricerca della mia strada giusta.

sei mesi di assistenza virtuale

Oltre alle esperienze dirette, quello che mi ha permesso di realizzare il mio sogno sono stati i libri.

Potrei parlarne per ore, ancora oggi ringrazio il mio ex collega Leo che un giorno mi ha suggerito di leggere un libro perché sicuramente lo trovava adatto a me. Non avrebbe potuto avere più ragione. Da quel giorno ho iniziato a leggere per un lungo periodo i libri di Tiziano Terzani. Da “Un indovino mi disse” non mi sono più fermata.

assistente virtuale e i libri

Senza entrare nel dettaglio delle singole storie, Terzani è stato quello che per primo mi ha dato una “svegliata”. Lui è un esempio perfetto di chi si è costruito la propria storia sulla propria persona, esattamente come l’ha voluta e cercata. Non si è mai adeguato a qualcosa che non gli piacesse, mai fatto andar bene una situazione scomoda. Ha iniziato un percorso di studio e quando ha capito che non era la sua strada, ha cambiato. Ha lavorato per l’Olivetti, ma non era il suo mondo e se ne è andato. Ha vissuto in Giappone, ma gli mancava l’aria ed è ripartito.

Sperimentava e, facendolo, seguiva la linea invisibile della sua splendida vita, tassello dopo tassello. Grazie a lui ho capito come non abbia senso farsi andare bene un lavoro solo “perché sì”, perché si deve fare così e perché si è sempre fatto così.

Ha senso cambiare, sempre, fino a quando non si sente addosso quello che si sta facendo.

Anche il web mi ha aiutato e molto, soprattutto quando ho iniziato a leggere prima il blog con uno dei suoi migliori articoli “E se avessi ragione io?” e poi il libro “Sulla strada giusta” di Francesco Grandis. Finendo poi nel suo gruppo Facebook, ho scoperto un nuovo mondo fatto di persone che avevano i miei stessi dubbi e che, come me, non sopportavano più certi schemi preimpostati. Praticamente un’oasi, un miraggio nel web.

In sostanza, guardandomi indietro, non posso far altro che apprezzare ogni pezzo che ha composto il mio percorso.

Questi sei mesi sono volati tra felicità, dubbi, paure, incertezze, spensieratezza, motivazione e voglia di fare. Quando il lavoro coincide con l’idea che ognuno di noi ha in testa, è proprio la parola lavoro che sparisce. Non che tutto diventi miracolosamente facile, anzi, le difficoltà e le incertezze sono sempre in agguato, la perfezione non esiste anche se si tratta del lavoro dei propri sogni. Ma è il continuare a fare ciò in cui si crede che rafforza e permette di rimanere fedeli a se stessi con l’unico obiettivo di rendersi una persona migliore ogni giorno.

Per me il lavoro dovrebbe essere come una delle dichiarazioni più belle viste nei film, dovrebbe farci venire voglia di essere una persona migliore.