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La mia cagnolona non sta passando un bel momento.

Quelli bravi direbbero che non è un argomento da trattare su LinkedIn.

Ma…

  1. Grazie al cielo, la mia età mi permette di ricordare Raul Cremona perché in fondo ne ho ben donde di siffatte ciufole di sentire le sentenze di quelli bravi.
  2. Se hai pazienza, tra poco diventerà un tema adatto a LinkedIn.

Se faccio quello che faccio è perché ho scelto di vivere anche i miei cani. Di vivere la vita che vorrei.

Ho svolto ogni videochiamata, ogni telefonata e ogni lavoro con lei attorno. Qualcuno ha anche sentito il suo russare, ma andiamo avanti… 😃

Tra le cose che i cani insegnano c’è, senza dubbio, l’intenzione reale di vivere il presente.

Hanno anche la capacità di tenerti a terra. Non come una zavorra, ma con i piedi per terra. O almeno di riportarti nella realtà proprio quando ne hai più bisogno.

Già solo questa attenzione alla realtà – e la relativa consapevolezza – porta a riconsiderare la tua agenda.

Perché a un certo punto, in modo particolare con chi lavora con il digitale, il rischio di perdere la brocca è davvero elevato.

E quando perdi il controllo non c’è nessun metodo di pianificazione che possa aiutarti.

Prima di pensare al tempo, devi riparare la brocca.

La velocità e l’intensità del digitale portano molta ansia, che in alcune persone si trasforma in una corsa sfrenata verso la scalata del business.

Crescere, crescere, crescere.

Riempire l’agenda con nuove cose, nuove idee, nuove opportunità.

Che non sarebbe così male, ma purtroppo quella che potrebbe sembrare un’ascesa a volte si trasforma in una caduta che passa da un livello all’altro, manco fossimo nel film Inception senza però nessun totem che ci aiuti a capire se siamo in un sogno o nella realtà.

La partita Iva non aiuta e rende difficile apprezzare le fasi migliori del lavoro.

Se per un certo periodo di tempo il lavoro va bene e la tua agenda ti rispecchia, ecco che cominci a nutrire la paura che il castello digitale prima o poi possa sbroccare.

Vuoi darti un tono e, per farlo, inizi a seguire modelli di business che ti logorano.

Cominci a delegare a caso perché ti hanno detto che gli imprenditori lo fanno, compri qualche libro sulla leadership e sulla produttività, partecipi ai seminari da millemila euro seguendo guru che hanno la tua stessa ansia, con la differenza che si fanno pagare tanto.

Ma poi c’è la realtà. E le persone che come me operano dietro le quinte, da un punto di vista pratico, di merda ne hanno vista tanta.

Professionisti che creano account falsi per fingere di avere una segretaria che scriva per loro. Persone che hanno preso la gentilezza per trasformarla in arroganza spacciandola come l’unica strada per la sincerità. Imprenditori che da un giorno all’altro si rendono introvabili.

Come dicono sempre quelli bravi? Ah, sì, super busy, ma trasformandosi in zerbini solo per chi ritengono più in alto nella loro personale scalata aziendale.

Con l’unico risultato di rovinare la propria agenda che deve rispondere a delle immagini che in fondo non ci appartengono più.

La prima cosa che ho imparato con la libera professione è proprio questa: non esistono squadre di vincenti o di perdenti. Nessuna classifica. Perché anche da adulti e anche da professionisti, portiamo con noi i traumi dell’adolescenza quando ai tempi c’era la squadra di quelli fighi e chi non ne faceva parte si sentiva escluso.

Cambiamo nomi alle cose, ma il risultato rimane lo stesso. I traumi sono sempre quelli, i legging resteranno sempre fuseaux nell’anima, anche se fa più figo.

Parte di queste cose le ho vissute anche da dipendente, quando guardavo la vita di certi manager e proprio non capivo.

Tantissimo successo, agende strapiene, ma a che prezzo?

Anche il fatto di lavorare per brand importanti a volte può ingannare.

Io stessa ho fatto fatica a leggermi dentro perché a un certo punto non capivo più se restavo in un’azienda per il piacere di farlo o solo per riempirmi la bocca quando dicevo quello che facevo o per chi lavoravo. Come chi è un professionista e si definisce imprenditore per darsi un tono.

Ti ricordi Aldo, Giovanni e Giacomo?

«Cosa fate nella vita? – Beh noi lavoriamo nella meccanica di precisione, tecnologie avanzate al servizio di progettazioni particolari e specifiche. Non lo so… Hardware… Cioè creiamo dei supporti che serviranno per progettare grosse situazioni, non so, strumenti di precisione per una svolta futura anche della meccanica, non so se mi spiego… – Sì, insomma, abbiamo un negozio di ferramenta. Cioè, non è che il negozio di ferramenta è il nostro, noi ci lavoriamo come commessi, come galoppini insomma.»

Ma perché?

Questa cosa è una trappola per la nostra agenda perché alla fine non rispecchia più quello che vogliamo fare e gli appuntamenti che prendiamo. In un continuo scorrere automatico che va di mese in mese.

Quando parli della difficoltà nel riuscire a fare tutto e nell’organizzare le attività, guarda la tua agenda.

No, non in avanti.

Indietro. Guarda il passato.

Per risolvere l’80% dei problemi di gestione del tempo, basterebbero dei brevi momenti di revisione. Peccato che, persi nella scalata del business, ci dimentichiamo di guardare la strada percorsa, perché – sempre i soliti bravi di prima – dicono che dobbiamo crescere.

Agosto è un ottimo momento. Prendi il mese di luglio e segna ogni appuntamento, evento, compito ormai passato, con un colore verde per tutto ciò che realmente ti ha fatto fare un passo in avanti restando in linea con chi vuoi essere. Segna, invece, in rosso tutto ciò che non ti risuona, che non senti tuo.

In alcuni casi non potrai farci niente, ma ti posso assicurare che in tantissime situazioni puoi scegliere e cambiare quello che ti sembra il destino della tua agenda.

Come direbbe La psicologa Silvia:

«Sei proprio tu che puoi fare qualcosa e bisogna uscire dalla mentalità dimostrativa per entrare in quella causativa. Le prove e gli errori non dimostrano che siamo bravi e nemmeno che siamo dei pessimi soggetti, ma sono cose normali che fanno parte di un processo di avvicinamento. Avvicinamento a cosa? A essere quello che vogliamo.»

Se vuoi un consiglio, fai come il CEO di Todoist. Conserva un fermo immagine della prima versione di te al lavoro. E pubblicala ogni tanto per non perdere la brocca.

Buon agosto.