Debora | 22 aprile 2017 | immagine

Siamo davvero pronti per costruire un’immagine online?

Quando la realtà aziendale non vuole seguire i cambiamenti.

Ho fatto una piccola ricerca per un cliente, in pratica ho contattato delle persone di un determinato settore per chiedere cosa stessero facendo per sfruttare al meglio la rete e, in particolare, i social network senza entrare nello specifico di obiettivi o strategie.

Sono rimasta veramente sbalordita nel constatare che molti di loro non danno nessuna importanza a tutto quello che riguarda il web e pensano che i social network, soprattutto Facebook, siano un passatempo destinato al tempo libero da non usare per lavoro.

La maggior parte delle risposte sono state:

“No, ma a noi non servono quelle cose lì.”
Come se appartenessero a un altro pianeta.

“Abbiamo già fatto i nostri calcoli e non ci portano alcun vantaggio.”
Ah sì? E come avete fatto a fare questi calcoli?

“Abbiamo altre strategie.”
Quali? I volantini?

“I nostri clienti non vanno su Facebook.”
Certo, avete perfettamente ragione…

pronti per il cambiamento

All’inizio pensavo fosse solo un caso o che non avessero voglia di parlare, ma in realtà stavano al telefono e rispondevano molto gentilmente alle domande.
Prima di sentirli ho verificato la loro presenza online e, a parte qualche caso di aziende con un’immagine ben strutturata e gestita, la maggior parte mi ha veramente spaventato. Volendo fare anche altre ricerche, non ho trovato un mezzo di comunicazione adeguato a raggiungere chi non crede molto nel web. Ho escluso i sondaggi online e il contatto via email per avere più possibilità di comunicare con chi, almeno all’apparenza, inserisce solo numero di telefono, fax e form di richiesta di informazioni sul sito web.

Ma dove vivete?

Non scrivo il settore, ma non stiamo parlando né di qualcosa di piccolo o ristretto né di così poco diffuso.
Siti web rimasti a dieci anni fa, di responsive non hanno assolutamente nulla se non in qualche caso fortuito. Caricamenti da prender sonno, errori di navigazione, menu incomprensibili e addirittura alcuni con delle immagini al posto dei testi. La pagina dei contatti con form da ventimila campi da compilare tutti appiccicati e inguardabili che fanno male agli occhi. Tutto questo senza considerare i motori di ricerca, il copywriting o altro.

E io, potenziale cliente, dovrei rivolgermi a voi?

In alcuni siti ho trovato i link ai social network e molti dei profili presenti non sono minimamente aggiornati e fermi a post pubblicati nel 2016 quando va bene. Link che portano a Facebook, ma invece di trovare la pagina aziendale si viene indirizzati al profilo personale del titolare con foto che non hanno nulla di professionale.

Da una parte mi viene da dire “meglio così”, quando se ne accorgeranno ci sarà un sacco di lavoro per molte persone, ma almeno non ci si dovrebbe lamentare se non si riesce ad andare oltre un certo livello o se la situazione è difficile e pesante.

E non si tratta di budget o strategie. Invece di spendere i soldi in panettoni e colombe, far stampare penne e calendari, far muovere macchine aziendali con commerciali sfiniti, organizzare trasferte inutili per portare a casa solo biglietti da visita, è più utile pensare a costruire una seria e valida immagine online.

In molti casi mi sembra di vedere una lenta e inesorabile morte del business, cercata e voluta.

Mi viene una rabbia perché non si prova nemmeno a fare qualcosa di diverso. Persone che chiedono ancora dei fax o di mandare fatture via posta tradizionale oppure che se gli proponi un incontro via Skype rimangono sbalordite e se gli parli di lavorare da remoto si mettono a ridere. E non sono scene così rare.

La formula del successo non esiste, nemmeno in rete, ma di sicuro non fare niente di nuovo o di aggiornato non aiuta.

“Ma noi non ci rivolgiamo al cliente finale, ma agli specialisti del settore.”
E secondo voi gli specialisti del settore non usano un cavolo di smartphone per cercare informazioni online su un fornitore prima di prendere accordi?

lavorare in un altro modo

L’obiezione più grossa che sento in merito al web è che gli italiani non si fidano, vogliono vedere in faccia le persone. Sarà anche vero, ma a chi non è mai capitato di prendere comunque delle fregature pur avendo visto e conosciuto qualcuno di persona?

Qui si sta parlando di fare le cose con la testa, anche se nuove, senza evitarle a prescindere perché tanto gli italiani sono diversi.

Tra quelli che snobbano il web e quelli che invece sono smart, c’è una categoria di mezzo composta dai difficili del web, i “ci-credo-ma-non-troppo”. Sono quelli che online ci vogliono stare, ma non vogliono investire un euro perché tanto: “Cosa ci vorrà mai per stare su Facebook? Lo posso fare io cinque minuti la sera o lo faccio fare a mio figlio. Sta moda insomma, quanti clienti potrà mai portarmi?”.
E i risultati agghiaccianti si vedono, il primo mese tutti carichi a postare qualsiasi cosa a caso senza farsi domande e senza verificare i risultati per poi arrivare ai profili social e alle pagine fantasma, un po’ come me e le storiche iscrizioni in palestra.

Se solo provi a parlargli di qualcuno dello stesso settore che sta facendo un sacco di cose e che sta ottenendo dei vantaggi, ti diranno che è un caso, che avrà pagato un sacco di soldi, che avrà le conoscenze giuste.
Non c’è niente da fare, se siamo certi di una cosa, niente ci farà cambiare idea. Come quando leggiamo una notizia sul web che corrisponde al nostro pensiero, ci piace e la condividiamo per dimostrare agli altri che quello che già sapevamo è riconosciuto. Se la notizia è una bufala, fa niente, sarà falsa per quella specifica occasione ma di sicuro negli altri casi sarà vera e andrà bene perché noi lo sapevamo già.

Ho lavorato per alcuni anni come dipendente nell’editoria, i tempi d’oro erano finiti da un bel pezzo e ogni giorno dell’esperienza vissuta che più di tutte mi ha formata vedevo il lento e inesorabile declino della carta stampata. Vedevo la disperazione dei dipendenti storici, vedevo i giornali sempre più sottili, vedevo e percepivo il non sapere, l’incognita di ogni giorno. E ogni giorno, invece di andare verso il cambiamento, si continuava a sperare di tornare ai tempi andati.

Mettiamola così, speranza e business non vanno bene insieme, in nessun settore.

Cambieranno i tempi e ne potranno arrivare altri, magari anche più importanti e migliori, ma pensare esclusivamente a come erano le cose nel passato non può essere d’aiuto a nessuno.

Molte realtà aziendali non vogliono proprio cambiare, non lo ritengono necessario. Considerano le nuove abitudini e i nuovi comportamenti come una cosa completamente staccata dal lavoro di ogni giorno.

Eppure basterebbe partire dal voler essere presenti nello stesso posto frequentato dalle persone. E le persone, piaccia o non piaccia, adesso sono online.

Non è una questione di età, di settori o di ricchezza personale, si tratta esclusivamente di nuove abitudini che potranno certamente cambiare nel tempo come ognuno di noi cambia ogni giorno ma che fanno parte della nostra vita privata e professionale. Far finta di non vedere certe cose o pensare che siano parti staccate e distinte non aiuterà nessuno, tanto meno il business.